
Dei “grandi uomini” ne ho piene le tasche. Vorrei vederli tutti in Plutarco. Lì, non mi fanno soffrire umanamente. Intagliamoli nel marmo, fondiamoli nel bronzo e non parliamone più.
— George Sand
Quando si incontrano per la prima volta, George Sand si gode ancora la libertà dopo un rapporto tormentoso con Alfred de Musset, e Fryderyk Chopin fantastica di un amore rimasto in Polonia. Ad attrarli irresistibilmente è l’ascolto. Quello che George Sand offre con la mente e con il corpo, e che Chopin desidera più di ogni cosa.
Sono entrambi artisti di successo, però è George a mettere al primo posto la musica di Chopin e i suoi problemi di salute. Saturi di mondanità parigina fuggono a Maiorca, sognando un caldo inverno mediterraneo; trovano pioggia e vento. Chopin tossisce, ha male al petto. George Sand lo cura e lo protegge, e i Preludi sgorgano lì, da un pianoforte di fortuna, tra le mura di una certosa antica.
Cercano la pace nella campagna francese: la villa di George è confortevole e ospitale, il Pleyel accordato alla perfezione. Scrivendo romanzi e articoli di notte, lei è serena, riesce a rispettare le scadenze. Ma sua figlia adolescente in fiore è una mina vagante, il figlio Maurice è geloso di Chopin e Chopin dei giovani giornalisti con cui George prepara la rivoluzione. Nel 1848 Parigi esplode, barricate reali e d’orgoglio li dividono, ma dieci anni d’amore non possono finire così…
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