Tre donne, dal mito alla scena: “Francesca da Rimini” a Spoleto

Il terzo incontro-spettacolo che terrò alla Biblioteca “G. Carducci” di Palazzo Mauri è dedicato alla giovane data in moglie per saldare un debito e uccisa per un bacio: la peccatrice che Dante ha consegnato ai secoli, e che ancora ci interroga.

Francesca da Rimini secondo il pittore Ary Scheffer
Ary Scheffer, Francesca da Rimini e Paolo Malatesta appaiono a Dante e Virgilio, 1835

L’annuncio — Giovedì 21 maggio 2026, alle 18:00, si conclude alla Biblioteca comunale “G. Carducci” di Palazzo Mauri la prima fase del ciclo “Tre donne, dal mito alla scena. Parole e musica tra Spoleto e i suoi Borghi”, condotto da Rita Charbonnier e promosso dal Comune di Spoleto nel programma del Maggio dei Libri 2026. Il terzo incontro è dedicato a Francesca da Rimini, la peccatrice di Dante. Il progetto proseguirà in estate con tre veri e propri spettacoli teatrali tra i borghi e i castelli del territorio spoletino.

Quando: giovedì 21 maggio 2026 alle ore 18:00.

Dove: Biblioteca Comunale Giosuè Carducci, Palazzo Mauri, Via Brignone 14, Spoleto.

Cosa: terzo incontro-spettacolo del ciclo Tre donne, dal mito alla scena. Parole e musica tra Spoleto e i suoi borghi, condotto da Rita Charbonnier, promosso dal Comune di Spoleto nell’ambito del Maggio dei Libri 2026 e ospitato dalla Biblioteca comunale “G. Carducci”. Letture animate, proiezioni video e ascolti musicali, con la partecipazione del Corso di lettura espressiva dell’Associazione Il Teodelapio.

Ingresso: libero.

Non una conferenza ma un’esperienza immersiva dove proiezioni, letture animate e ascolti musicali danno voce a una figura che da settecento anni abita il nostro immaginario. Migliaia di artisti hanno cantato la storia di Francesca da Rimini con poesie, opere teatrali, musicali e cinematografiche, dipinti e sculture. Un mito che non ha pari, un archetipo dell’amore che sfida le regole e ne paga il prezzo.

Francesca da Polenta, nobildonna realmente esistita nella seconda metà del Duecento, è data in moglie quindicenne a Giovanni Malatesta, detto Gianciotto: vent’anni più di lei, rozzo e violento. Il matrimonio salda un debito politico tra signorie di Romagna. Sotto lo stesso tetto di Francesca vive anche il fratello di Gianciotto, Paolo: un giorno i due leggono insieme la storia di Lancillotto e Ginevra, si baciano, e Gianciotto, sorprendendoli, li uccide.

Pochi anni dopo, Dante li mette tra i lussuriosi nel quinto canto dell’Inferno, dove sono trascinati dal vento così come in vita furono trascinati dalla passione. Francesca prende parola e racconta la propria storia; il poeta consegna alla lingua italiana versi celeberrimi. Francesca da Rimini viene quindi raccontata da Boccaccio e citata da Petrarca ma poi, per quattro secoli, quasi dimenticata.

Tra fine Settecento e Ottocento, la sua figura esplode. L’Europa si innamora di Francesca così come di Ofelia. Stessa epoca, stessa sensibilità: il Romanticismo cerca eroine che amino oltre la morte, che muoiano per amore, che siano giovani e belle e tragiche. Una annega tra i fiori, l’altra vola eternamente in un buio infernale abbracciata al suo amante. Sono entrambe vittime estetizzate: la loro morte non è orribile, è bellissima.

La locandina dell'evento su Francesca da Rimini

A cosa serve, oggi, tornare su queste figure? Non certo a consolarci con la loro bellezza tragica. Ma ogni volta che le rileggiamo, possiamo scegliere se rinchiuderle ancora una volta nel buio, estetizzando la loro morte, o tirarle fuori, raccontando la mano che le ha uccise.

Gianciotto uccise la moglie per difendere il proprio onore. In Italia il “delitto d’onore” è stato abolito solo nel 1981, ma la matrice culturale non è scomparsa con l’abrogazione dell’articolo 587. Ancora oggi, un uomo decide che una donna gli appartiene, e quando lei gli sfugge, la elimina.

Questo viaggio, dal Duecento al presente, sarà il filo del nostro incontro.

Al cuore dell’incontro ascolteremo dal vivo il quinto canto dell’Inferno: l’incontro di Dante con Paolo e Francesca. È Francesca a prendere parola; Paolo, accanto a lei, piange e tace. Lei racconta come l’amore li ha travolti, come quel libro è stato la loro rovina. Le voci saranno quelle di Tiziana Lilli (Francesca) e Alessandro Gaudenzi (Dante), allievi del Corso di lettura espressiva di Anna Leonardi, dell’Associazione Il Teodelapio.

Il ciclo non si esaurisce con il 21 maggio. Durante l’estate, “Tre donne, dal mito alla scena” proseguirà con tre veri e propri spettacoli teatrali, basati sui testi di Shakespeare (Amleto), Sofocle (Antigone) e Dante (Inferno). Io interpreterò i tre monologhi, accompagnata dal vivo dal musicista Gabriele Francioli: la componente musicale sarà parte integrante e protagonista dello spettacolo, in dialogo con il testo.

Gli appuntamenti si svolgeranno il 30 luglio, il 6 agosto e il 12 agosto tra i borghi e i castelli attorno a Spoleto. I dettagli saranno annunciati nelle prossime settimane.

Giovedì 21 maggio, alle 18, vi aspettiamo a Palazzo Mauri per il terzo e ultimo dei tre appuntamenti in cui letteratura, immagini e musica si intrecciano per raccontare tre simboli del femminile che attraversano i secoli.

Grazie di cuore al Comune di Spoleto e alla Biblioteca comunale “G. Carducci”, che hanno creduto in questo progetto e lo hanno accolto nel programma del Maggio dei Libri 2026!

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, scrittrice.

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