Il secondo incontro-spettacolo che terrò alla Biblioteca “G. Carducci” di Palazzo Mauri è dedicato alla ragazza che disobbedisce al tiranno e seppellisce il proprio fratello: un simbolo di coraggio e coerenza che ci interroga da 2.500 anni.

L’annuncio — Giovedì 7 maggio 2026, alle 18:00, prosegue alla Biblioteca comunale “G. Carducci” di Palazzo Mauri il ciclo “Tre donne, dal mito alla scena. Parole e musica tra Spoleto e i suoi Borghi”, condotto da Rita Charbonnier e promosso dal Comune di Spoleto nel programma del Maggio dei Libri 2026. Tre figure femminili immortali e un viaggio nella forza delle storie che attraversano i secoli: ogni incontro è costruito come un percorso narrativo che segue queste donne nel loro tornare, in forme sempre nuove, nella letteratura, nel teatro, nella pittura, nella musica, nel cinema. Il secondo appuntamento è dedicato ad Antigone, l’eroina di Sofocle.
Quando: giovedì 7 maggio 2026 alle ore 18:00.
Dove: Biblioteca Comunale Giosuè Carducci, Palazzo Mauri, Via Brignone 14, Spoleto.
Cosa: secondo incontro-spettacolo del ciclo Tre donne, dal mito alla scena. Parole e musica tra Spoleto e i suoi borghi, condotto da Rita Charbonnier, promosso dal Comune di Spoleto nell’ambito del Maggio dei Libri 2026 e ospitato dalla Biblioteca comunale “G. Carducci”. Letture animate, proiezioni video e ascolti musicali, con la partecipazione del Corso di lettura espressiva dell’Associazione Il Teodelapio.
Ingresso: libero.
Il ciclo si concluderà il 21 maggio con Francesca da Rimini.
Non una conferenza ma un incontro-spettacolo, un’esperienza immersiva dove proiezioni, letture animate e ascolti musicali restituiscono voce a una figura che da 2.500 anni abita il nostro immaginario. Antigone attraversa il tempo e si reincarna ogni volta che da qualche parte, nel mondo, qualcuno dice no.
Chi è Antigone, e perché torna sempre
Antigone è la figlia di Edipo, condannata a morte dal tiranno Creonte per aver dato sepoltura al fratello Polinice, contravvenendo al suo editto. Lei sceglie di disobbedire, sceglie di morire, sceglie di farlo da sé, nella grotta in cui Creonte l’ha murata viva: l’ultimo atto di autodeterminazione. La tragedia di Sofocle, datata 442 a.C., mette in scena un conflitto che è la struttura elementare di ogni società umana: da una parte il potere, dall’altra il legame con una legge non scritta.
Da allora, il personaggio non smette di tornare. Nel 1580, il magistrato francese Robert Garnier, durante le guerre di religione che insanguinano il suo Paese, riscrive la storia di Antigone per invocare la pace. Nel tardo Settecento Vittorio Alfieri crea una celebre tragedia, mentre Tommaso Traetta la trasforma in opera lirica con un finale rivoluzionario: Antigone ed Emone si sposano.
Ma è con il Novecento che Antigone diventa la lingua franca della disobbedienza: Walter Hasenclever la riscrive dalle trincee della Grande Guerra; Jean Anouilh sotto l’occupazione nazista; Bertolt Brecht nella Germania appena uscita dal nazismo; il Living Theatre trasforma Antigone in icona anarchica, nel 1967. Athol Fugard la porta nel Sudafrica dell’apartheid con The Island; Griselda Gambaro tra i desaparecidos argentini; Andrzej Wajda nella Polonia di Solidarność; Sophie Deraspe nel Quebec del 2019, dove Antigone diventa una migrante algerina che sfida le leggi sull’immigrazione. E in Italia Valeria Parrella riscrive Antigone intorno al diritto all’eutanasia: Polinice non è da seppellire, è da staccare dal respiratore.
Nel 2011 il Teatro Nazionale Palestinese mette in scena l’Antigone in arabo a Gerusalemme. Una delle attrici dichiara: “Abbiamo l’impressione che Sofocle parli di noi”. Antigone non è mai stata così attuale, e non smetterà di esserlo finché ci sarà qualcuno che decide chi ha diritto a una tomba, chi ha diritto a un nome, e chi no.
Questo viaggio, dalla Grecia del V secolo a.C. al presente, sarà il filo del nostro incontro.
La scena cruciale

Al cuore dell’incontro ascolteremo dal vivo la scena cruciale della tragedia di Sofocle: il confronto tra Antigone e Creonte. Lei sostiene con fierezza le proprie ragioni; lui resta inamovibile, e la condanna. È il momento in cui la disobbedienza prende voce. La scena, nella traduzione dal greco di Lauro de Bosis (intellettuale e traduttore antifascista), sarà interpretata da Samanta Jurato (Antigone) e Alessandro Gaudenzi (Creonte), allievi del Corso di lettura espressiva di Anna Leonardi, dell’Associazione Il Teodelapio.
Antigone: l’invito
Giovedì 7 maggio, alle 18, vi aspettiamo a Palazzo Mauri per il secondo di tre appuntamenti in cui letteratura, immagini e musica si intrecciano per raccontare tre simboli del femminile che attraversano i secoli, e che tuttora ci interrogano.
Grazie di cuore al Comune di Spoleto e alla Biblioteca comunale “G. Carducci”, che hanno creduto in questo progetto e lo hanno accolto nel programma del Maggio dei Libri 2026. È un privilegio poter raccontare queste grandi storie in una città che alla cultura dedica tanta cura!