Dopo Colonia e Düsseldorf, il concerto-spettacolo Musica e destini prosegue il suo viaggio europeo attraverso città che hanno cambiato nome e bandiera, ma dove la musica è sempre stata di casa.

Budapest – Nella terra di Liszt
Venerdì 10 ottobre 2025, ore 18:00
Salone Ötpacsirta
Ötpacsirta u. 4, 1088 Budapest
Perché Budapest? La risposta, naturalmente, è nella figura di Franz Liszt. Il virtuoso del pianoforte che mandava in delirio le platee europee — una rockstar, la prima della storia — era ungherese, nato a Raiding nel 1811, una piccola città non lontana da Vienna che oggi appartiene all’Austria, ma allora faceva parte dell’Ungheria.
A nove anni Liszt già dava concerti ed era un tale prodigio che gli aristocratici ungheresi decisero di finanziare i suoi studi musicali. Poi fu Parigi, poi furono concerti in tutta Europa, poi Weimar, poi l’Italia — Roma e Albano Laziale, dove l’ex donnaiolo prese gli ordini minori… Era un artista colto, cosmopolita, poliglotta, ma con l’Ungheria conservò un rapporto molto stretto.
Nel 1840, dopo anni di assenza, tornò in patria, dove compose le celebri Rapsodie ungheresi. Il successo fu travolgente: Liszt era diventato il simbolo dell’identità culturale magiara. Trent’anni dopo, nel 1875, fu nominato presidente dell’Accademia Statale di musica di Budapest. In Ungheria Liszt è considerato, insieme a Béla Bartók, uno dei massimi compositori nazionali. La sua immagine è stata riprodotta su monete, francobolli, statue.
Ma cosa c’entra Liszt con Musica e destini? Il concerto-spettacolo è basato sul mio romanzo L’amante di Chopin (e sui suoi due romanzi gemelli, La sorella di Mozart e Signora Beethoven), dove Liszt occupa un ruolo di primo piano come amico di Chopin e figura centrale dei salotti parigini dell’era romantica. Anzi, di quel salotto immortalato in un quadro di Josef Danhauser (qui sotto): Liszt è al pianoforte con lo sguardo rivolto al busto di Beethoven, mentre ai suoi piedi, in adorazione estatica, c’è la sua compagna, la contessa Marie d’Agoult. Seduta in poltrona, riconosciamo George Sand, in abiti maschili e con i capelli corti, com’era al tempo della sua rottura con Alfred de Musset, prima di conoscere Chopin. Attorno a lei ci sono Alexandre Dumas, Victor Hugo, Paganini e Rossini.

Fu proprio Liszt, grande amico di George Sand, a presentarle Chopin. Lui e Chopin si erano conosciuti poco dopo l’arrivo del pianista polacco nella capitale francese, erano legati da stima reciproca e sincera amicizia. Tuttavia, erano molto diversi nel carattere e anche nel modo di esporsi al pubblico: Chopin era riservato, preferiva l’intimità dei salotti privati ed era terrorizzato dalle grandi sale da concerto, nelle quali Liszt amava invece esibirsi, conquistando le grandi folle con il suo virtuosismo.
Nel tempo i loro rapporti si raffreddarono, anche per via di dissapori sorti tra le rispettive compagne — Marie d’Agoult e George Sand, appunto. Quando Chopin morì nel 1849, Liszt fu tra coloro che ritennero George Sand almeno in parte responsabile del suo decadimento, se non addirittura della sua fine. Ne scrisse nel suo saggio biografico Vita di Chopin, pubblicato tre anni dopo la morte del pianista compositore polacco e tuttora in commercio.
Nel programma musicale di Musica e destini è compreso l’arrangiamento pianistico, elaborato da Liszt, dell’Inno alla gioia dalla Nona sinfonia di Beethoven. Un omaggio del virtuoso ungherese al compositore tedesco, che Liszt considerava un faro imprescindibile.
Per questa tappa speciale a Budapest, lo spettacolo si arricchisce della partecipazione del giovane soprano Liliàna Jàzmin Szücs, voce luminosa e promettente che porta in scena tutta la freschezza e l’intensità della nuova generazione di interpreti europei.
Breslavia – Nel nome di Chopin
Lunedì 13 ottobre 2025, ore 11:00
Oratorium Marianum
Plac Uniwersytecki 1, 50-137 Wrocław
Dopo Budapest, si va in Polonia: naturale conseguenza del filo narrativo che lega Musica e destini a Fryderyk Chopin, il “poeta del pianoforte”. Bambino prodigio, di padre francese e madre polacca, nato a Varsavia nel 1810, Chopin lasciò a vent’anni la Polonia per quella che doveva essere una tournée europea, ma in patria non tornò mai più.
Arrivò a Parigi nel 1831 e quando conobbe George Sand, cinque anni dopo, era ancora preso dalla fine della sua relazione sentimentale con la giovane aristocratica polacca Maria Wodzińska. Il matrimonio non s’ebbe da fare probabilmente perché la famiglia della ragazza si oppose, data la salute fragilissima del giovane compositore. Per Chopin fu una grave delusione.
Con George Sand, però, ebbe una relazione profonda, e probabilmente non è del tutto irrilevante il fatto che lei avesse ascendenze polacche: discendeva addirittura da un re di Polonia, Augusto II. Curiosamente, Chopin tenne a lungo nascosta alla propria famiglia la sua relazione con la scandalosa scrittrice.
Lei per anni gli fu accanto, lo curò, lo sostenne, lo incoraggiò anche artisticamente. Ammirava incondizionatamente la sua musica. Scrisse di lui:
Il genio di Chopin è il più profondo e il più pieno di sentimenti e di emozioni che sia esistito. Egli ha fatto parlare a un solo strumento, il pianoforte, la lingua dell’infinito.
È vero che la loro relazione s’interruppe in modo brusco, forse addirittura crudele, ma da qui a ritenere George Sand responsabile della morte di Chopin… ce ne corre.
Geografia musicale europea: confini mobili, anime nomadi

C’è un dettaglio che vale la pena notare: noi portiamo Musica e destini a Breslavia, che oggi è parte della Polonia. Rodolphe Kreutzer — il burbero francese a cui Beethoven dedicò una famosa Sonata — era nato a Versailles, sì, ma suo padre proveniva proprio da Breslavia. Che però nel Settecento non era Polonia: era Prussia, dopo essere stata per secoli parte del Regno di Boemia e prima ancora della Slesia polacca. Liszt, peraltro, nacque a Raiding, che oggi è in Austria ma all’epoca — e fino a un secolo fa — era Ungheria.
I confini degli stati europei sono stati mobili per secoli. Le città hanno cambiato nome, bandiera, lingua ufficiale. Guerre, trattati, spartizioni hanno ridisegnato mappe che ogni volta sembravano definitive e non lo erano. Breslavia è stata Vratislavia, Wrocław, Preßlau, Breslau, e di nuovo Wrocław. È stata polacca, boema, prussiana, tedesca, e poi di nuovo polacca. Ogni volta i suoi abitanti hanno dovuto reimparare quale fosse la loro identità nazionale, oppure hanno scelto di migrare altrove.
Tuttavia, la musica ha sempre attraversato quei confini (e continua a farlo). L’ungherese Liszt suonava la musica del polacco Chopin nei suoi concerti e venerava quella del tedesco Beethoven, il polacco Chopin ammirava l’italiano Bellini e amava la Francia e una francese con sangue polacco nelle vene. Musica senza confini. I compositori si scrivevano, si ascoltavano, si influenzavano reciprocamente, creando un dialogo che ignorava le frontiere. La cultura europea è sempre stata un organismo unico, un tessuto connettivo di scambi, contaminazioni, amicizie che superavano le appartenenze nazionali.
Quando ci lasciamo accecare dalla smania di possesso — di terre, di popoli, di beni — dimentichiamo che siamo parte di un insieme più grande. Accantonare questa verità elementare significa perdere qualcosa di prezioso.
Ringraziamenti
Queste nuove tappe della tournée europea di Musica e destini sono rese possibili grazie alla Società Dante Alighieri e alle sue sedi europee. Un ringraziamento particolare va alla sede della Dante Alighieri di Budapest e alla sua presidente Edith Császi per l’accoglienza calorosa e per aver reso possibile questo importante appuntamento nella capitale ungherese. Ugualmente preziosa è la collaborazione con la sede della Dante Alighieri di Breslavia, che ospita la tappa polacca in una delle città più affascinanti dell’Europa centrale.
Ma il ringraziamento più grande va alla sede della Dante Alighieri di Düsseldorf, alla sua presidente Beatrice Santini e alla tesoriera Cecilia Casagni. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe stato possibile.

